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PRESIDIO FLC CGIL per uno statuto democratico - in Rettorato lunedì 11 luglio 2011 ore 9 - 13 PDF Stampa E-mail
Scritto da FLC CGIL TORINO   

Il prossimo lunedì 11 luglio 2011 (ore 9 – 13) la FLC CGIL terrà un presidio presso il Rettorato dell’Università degli Studi di Torino, via Po, 17, insieme alle altre Organizzazioni sindacali, alle Rappresentanze Sindacali Unitarie di Ateneo (RSU), al Coordinamento Ricercatori Unito - Rete29Aprile di Torino e agli Studenti Indipendenti.
Come è noto, la riforma “Gelmini” (la l. n. 240/10) ha previsto la riforma degli Statuti delle Università, da concludersi entro 6 mesi dall’entrata in vigore della legge, cioè entro il 29 luglio 2011. Sono previsti eventuali ulteriori tre mesi, ma è una prospettiva che l’Ateneo sta cercando di evitare.
L’anno scorso abbiamo sostenuto attivamente l’ampio movimento contrario all’approvazione della riforma universitaria, convinti della necessità di difendere l’idea stessa di una università pubblica, di qualità e accessibile a tutti, la libertà di ricerca e di insegnamento, il diritto allo studio. A riforma approvata, siamo stati attivi per limitarne gli effetti negativi, a cominciare dal progetto di governance, ispirato ad una logica verticistica ed aziendalistica, che rischia di concretizzarsi nei modi peggiori, per l’azione di gruppi di potere interessati agli strumenti che la legge n. 240/10 mette loro a disposizione.
Abbiamo sostenuto il movimento che chiedeva che la Commissione Statuto fosse composta su base elettiva, istanza negata dal Rettore, che ha inteso imporre le sue modalità. Le conseguenze stanno emergendo con prepotenza nelle ultime settimane, a danno di coloro che si ritrovano in posizione minoritaria in Commissione, pur costituendo l’ampia maggioranza in Ateneo. Si è creata una spaccatura su alcuni punti nevralgici, legati soprattutto, ma non solo, alla composizione del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione.
A questa difficoltà, si aggiunge il fatto che i lavori si stanno svolgendo senza la dovuta trasparenza: i verbali delle riunioni della Commissione non vengono più pubblicati da tempo e lo Staff incaricato di comporre gli articolati produce bozze di statuto piene di refusi, di strane dimenticanze e anche di cancellazioni di norme inserite dopo faticose mediazioni, ma che, probabilmente, non sono gradite ai vertici.
Per quanto riguarda il Senato Accademico, il Rettore vorrebbe imporre 26 docenti su 35 componenti (numero massimo di legge), superando così il numero minimo di 24 docenti (un terzo dei quali Direttori di Dipartimento) che la legge richiede. La conseguenza è che saranno compresse in maniera eccessiva le rappresentanze delle altre componenti, ossia quella degli studenti (5, commettendo un’illegalità, perché il criterio di legge sancisce che siano 6) e del personale tecnico-amministrativo (da 4 scendono a 3, e si tratta di quasi la metà del personale di ruolo dell’Ateneo). Il numero di 26 è legato al tentativo di mantenere il criterio di rappresentanza per area, troppo rigido nel nuovo contesto, e alla volontà occulta di portare tutti i direttori di dipartimento in Senato (solo professori ordinari). Poco spazio, quindi, per i professori associati e per i ricercatori, per tacere di figure neppure prese in considerazione, cioè i ricercatori a tempo determinato istituiti dalla legge, i dottorandi, gli assegnisti di ricerca, i borsisti, ecc. La controproposta della minoranza (ricercatori, studenti, tecnici-amministrativi) è una composizione di 24 docenti più il rettore, 6 studenti e 4 tecniciamministrativi, con un meccanismo elettivo basato su quattro macroaree.
Passando al Consiglio di Amministrazione, organo al quale sono attribuiti i poteri maggiori, la legge prevede che esso debba essere composto da non più di 11 membri, compreso il Rettore, almeno 3 dei quali esterni all’Ateneo e 2 rappresentanti degli studenti.
Sotto questi vincoli, il numero e le modalità di scelta dei componenti esterni e la possibilità di eleggere i componenti interni assumono un’importanza fondamentale. La maggioranza della Commissione vorrebbe che tutti i componenti del Consiglio, interni ed esterni, fossero scelti discrezionalmente dal Senato Accademico, mentre la proposta di minoranza propende per l’elezione a suffragio universale dei 5 componenti interni “liberi”, con candidature poste in rappresentanza di tutte le categorie di personale.
La FLC CGIL, insieme agli studenti, ai ricercatori, alle altre organizzazioni sindacali e ai rappresentanti del personale tecnico-amministrativo, ha aderito alla petizione on-line, già firmata da oltre 1000 persone, visibile all’indirizzo:
http://www.petitiononline.com/statUnit/petition.html
Il Politecnico di Torino sottoporrà il nuovo statuto ad un referendum interno, ma non sembra che l’esempio voglia essere seguito dall’Università, che si rivela molto più chiusa e “medievale” nel suo modo di operare.
Qualora non dovessero essere accolte le richieste di democraticità e di partecipazione, ampiamente condivise dal personale tecnico-amministrativo, dagli studenti e dai ricercatori, la FLC CGIL si farà promotrice di un referendum insieme a tutte le parti interessate, analogo a quello patrocinato presso l’Università di Bologna, che ha prodotto una sonora bocciatura con oltre 2000 voti.
Considerando la difficile situazione che l’intero sistema universitario italiano sta attraversando, ci pare quanto mai necessario che prevalga il buon senso: riteniamo che si debba evitare che il nuovo statuto venga imposto a colpi di maggioranza, quando andrebbe favorita la formazione del più ampio consenso possibile sulle nuove regole alle quali tutti dovranno attenersi nei prossimi anni.
Torino, 8 luglio 2011 FLC CGIL Torino
 
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