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La rappresentanza in Senato Accademico: è vera condivisione? PDF Stampa E-mail
Scritto da FLC CGIL TORINO   
Vi è un’idea recondita, fra le tante che accompagnano il lungo percorso che condurrà alla riformulazione dello Statuto. Circola nei corridoi senza essere mai espressa ufficialmente. E' una preoccupazione, in realtà, che si spera infondata, ma vogliamo parlarne, alla luce di quanto accaduto in Senato Accademico lo scorso 6 giugno.

Si tratta di questo. Il timore è che l’ampia discussione in corso, che sta coinvolgendo tutte le categorie a vari livelli, sia rivolta a dare a tutti gli interessati l’impressione di essere coinvolti nel processo di riforma, sebbene, in realtà, le norme più rilevanti del nuovo Statuto siano già state definite e scritte da un gruppo ristretto (e nascosto), per essere tirate fuori dal cassetto al  momento opportuno e fatte approvare con forzature e colpi di mano, complici anche la calura estiva e le ferie imminenti.

Le discussioni in Commissione statuto, le audizioni, il blog, la mole di documenti in circolazione provenienti da svariate fonti ecc. possono diventare un utile paravento adatto a celare le vere intenzioni. Serviranno a definire la cornice dello statuto, soprattutto per gli  aspetti sui quali è più semplice trovare un accordo, ma, su alcuni temi ed aspetti cari a pochi soggetti che preferiscono non apparire, il Senato e il Consiglio di Amministrazione potrebbero essere indotti a deliberare in modo difforme rispetto agli orientamenti della Commissione statuto e di tutti coloro che stanno partecipando in vario modo alla definizione delle nuove regole.

Le modalità di costituzione della Commissione Statuto, con le quali sono state respinte le istanze che chiedevano una composizione a seguito di elezioni democratiche, potrebbero essere più di una semplice avvisaglia.

 Le delibere proposte dal Rettore in Senato Accademico

Speriamo di essere smentiti dai fatti, tuttavia le proposte di delibera portate dal Rettore in Senato Accademico il 6 giugno 2011 sembrano andare nel senso indicato. Tali proposte riguardavano documenti presentati dal Rettore in Commissione Statuto sulla composizione del futuro Senato Accademico, ancora poco discussi e sui quali la Commissione non era ancora giunta a un orientamento definito.

In sintesi, ai senatori, colti di sorpresa, è stato chiesto di deliberare sui principi seguenti:

- Rappresentanza in Senato definita in base alle aree (l’altra ipotesi era l’inserimento in Senato di tutti i direttori dei nuovi dipartimenti);

- Definizione delle future Commissioni del Senato che preveda l’inserimento di componenti aggiuntivi non appartenenti al Senato stesso, tali da garantire una rappresentanza anche a categorie poco o per nulla rappresentate all’interno dell’organo.

- Definizione del numero di rappresentanti d’area in Senato, pari a 26 (docenti e ricercatori) sul numero massimo di 35 componenti, ripartiti secondo il documento presentato recentemente in commissione e sul quale in Senato non si è nemmeno discusso prima di votare.

Le prime due deliberazioni sono state approvate, mentre la terza, la più gravida di conseguenze negative, è stata fortunatamente respinta perché ritenuta prematura.

In effetti, fissare a 26 la componente docente in senato avrebbe come effetto quello di schiacciare o escludere le rappresentanze di altre componenti (è chiaro, contrariamente a quanto affermato dal Rettore, che i rappresentanti d’area non possano includere che docenti e ricercatori).

Occorre ricordare, in proposito, che il numero minimo di docenti fissato dalla L. 240/2011 è pari a 24. E’ possibile ampliarlo, riteniamo però che vi siano ottime ragioni per non farlo.

Chi ci rimetterebbe, infatti? La tabella seguente può aiutare a chiarirsi le idee:


 

Senato attuale

(ante L. n. 240/2011)

Senato proposto dal Rettore

 

 

Componenti

n.

rappresentanti

%

n.

rappresentanti

%

 

 

Docenti

(rettore incluso)

29 + 1

71,4%

26 + 1

77,2%

+ 5,7%

 

Personale TA

4

9,5%

2 (o 3)

5,7% (o 8,6%)

-3,8% (o -1%)

 

Studenti

8

19,1%

6 (o 5)

17,1% (o 14,3%) 

-1,9% (o-4,8%) 

 

Precari (ricerca, didattica, TA)

0

 

0

 

-

 

TOTALI

42

100,0%

35

100,0%

 



Il passaggio da 42 a 35 Senatori comporta la riduzione di tutte le componenti, tuttavia appare evidente che, nella proposta del Rettore, il personale docente, già ampiamente maggioritario, rafforzerebbe ulteriormente la propria posizione in termini percentuali, a discapito delle altre categorie. Eppure, se si vuole continuare a ritenere che l’ateneo sia una comunità, tutte le categorie dovrebbero essere adeguatamente rappresentate.

I soggetti penalizzati sarebbero dunque:

- Il personale tecnico amministrativo

Il personale Tecnico e Amministrativo, allo stato attuale, è già fortemente sottorappresentato, se si valutano le consistenze numeriche:

 

Consistenza al 31/12/2010

N. Rappresentanti SA - Composizione attuale

N. Rappresentanti SA - Proposta del Rettore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Personale docente

 2.033

51,26%

29 + Rettore

71,43%

26 + Rettore

77,14%

 

 

 

 

 

 

 

 

 Personale TA di ruolo

 1.933

48,74%

4

9,52%

2 (o 3)

5,7% (o 8,6%)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 3.966

100,0%

 

 

 

 

 



 Come si vede, il personale TA è quasi la metà del personale strutturato dell’Ateneo, ma non raggiunge nemmeno il 10% dei rappresentanti in Senato e si vorrebbe ridurne ulteriormente la quota.

L’iniquità risulta tanto più evidente se si considera che la qualificazione e le competenze del personale TA sono aumentate notevolmente negli ultimi vent’anni; inoltre, esso è direttamente coinvolto nella ricerca, nella didattica e nell’attività assistenziale, gestisce l’attività amministrativa, i sistemi informativi, le biblioteche ecc., tutti elementi di fondamentale importanza per il buon funzionamento dell’ateneo. Occorrerebbe, infine, garantire una rappresentanza al personale a tempo determinato, finora escluso.

Crediamo che sia venuto il momento di riconoscere il giusto ruolo del Personale Tecnico Amministrativo. Se la legge Gelmini si rivela classista su questo e su altri punti, lasciando pochi margini di manovra, non è il caso che il Rettore si dimostri più “gelminiano” della Gelmini. Così, se si mantenesse a 24 il peso della componente docente (Rettore incluso), al personale Tecnico e Amministrativo potrebbe essere garantita almeno l’attuale numero di rappresentanti, pari a 4, che permarrebbe in ogni caso insufficiente. La riduzione a 3 o a 2 senatori sarebbe decisamente inaccettabile.

- I precari della ricerca e della didattica.

La L. 240/11, se da un lato vuole ridurre le figure che possono avere accesso alle attività di ricerca e di didattica (eliminazione delle borse di studio, collaborazioni e altre forme dai progetti di ricerca), dall’altro genera un ampio bacino di precariato, composto dai Ricercatori a tempo determinato e dagli Assegnisti di ricerca.

E’ facile prevedere che queste categorie andranno incontro a difficoltà di ogni sorta e sarebbe miope non prevedere, in Statuto, una rappresentanza di figure che ancora non ci sono. A questo si potrebbe ovviare riservando una quota obbligatoria di Ricercatori a Tempo Determinato all’interno della rappresentanza del personale docente.

Inoltre, se la quota docenti fosse mantenuta a 24, diventerebbe possibile rappresentare i Dottori di ricerca (in accordo con gli studenti) e, con modalità ad hoc, gli Assegnisti di ricerca.
- Gli studenti

La normativa assegna agli studenti una percentuale non inferiore al 15%, il che significherebbe 6 componenti nel nuovo SA (il 15% è pari a 5,25, da arrotondarsi per eccesso). Una diversa interpretazione porterebbe a calcolare la percentuale sul totale dei componenti di Senato e Consiglio (35 + 11 = 46, il 15% è pari a 6,9 arrotondati a 7). In tal caso 5 Senatori e 2 Consiglieri di Amministrazione potrebbero essere attribuiti alla componente studentesca. Si tratterebbe, in ogni caso, di una quota inferiore rispetto a quella loro riservata dal senato precedente.

Restano da commentare le altre due delibere approvate dal Senato:

- La rappresentanza per area

E’ probabile che la rappresentanza per area sia più equilibrata, rispetto all’inserimento in Senato di tutti i direttori di dipartimento. Occorrerà tornare, tuttavia, sul numero delle aree: la commissione Statuto sembrerebbe orientata ad una riorganizzazione per macroaree , mentre la proposta del Rettore era riferita a 16 aree. Il problema del numero di aree è la tendenza a diventare portatrici di interessi particolari, “condominiali”, che può accentuarsi al crescere del numero delle aree individuate.

Il numero di Ricercatori a tempo indeterminato e a tempo determinato in Senato è collegato alle modalità attraverso le quali sarà applicato il principio della rappresentanza per area.
- Le commissione istruttorie permanenti allargate

Il Senato ha approvato l’inserimento in Statuto di commissioni istruttorie permanenti nelle quali siano inseriti membri aggiuntivi da affiancare ai Senatori, in modo da ampliare la rappresentatività e la base di consultazione.

In linea di principio si può essere d’accordo, perché il potere istruttorio ha la sua importanza e perché si avrebbe modo di sentire tutte le voci prima dell’adozione di un provvedimento.

E’ stato rilevato, tuttavia, che i numeri eccessivi porterebbero a commissioni pletoriche (si parla di 35/40 membri per commissione) e che potrebbero venirsi a creare contrasti fra le commissioni che propongono e il senato che vota. Aggiungiamo che questa soluzione, pur positiva, potrebbe riproporre all’interno del Senato quella forma di paternalismo di cui abbiamo parlato, cioè una situazione nella quale molti vengono sentiti, lasciando a pochi “oligarchi” le decisioni su ciò che conta davvero. Per rimediare, almeno in parte, pare opportuno che i poteri delle commissioni permanenti siano chiaramente definiti e rafforzati.

In conclusione, ci auguriamo che, in futuro, le proposte di delibera siano portate all’attenzione del Senato quando si è giunti al termine della discussione in Commissione, senza la forzatura alla quale abbiamo assistito e che non vorremmo che si ripetesse.

Auspichiamo, inoltre, che non si riproponga di far crescere la quota docente oltre il limite di 24 all’interno del Senato Accademico, se si vuole costituire un organo rappresentativo in cui tutti possano riconoscersi, nonostante i vistosi limiti posti dalla legge 240/2010.

Se ciò non avverrà, organizzeremo presidi e mobilitazioni del personale Tecnico-Amministrativo, dei precari della ricerca e di tutti coloro che dissentono da questa impostazione.
 
 
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