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COMUNICATO FLC CGIL SUL PRESIDIO DELL’11 LUGLIO 2011 PDF Stampa E-mail
Scritto da FLC CGIL TORINO   

Il giorno 11 luglio, a partire dalle 9,30, si è svolto in rettorato il presidio dei lavoratori e degli studenti dell’Ateneo. Il presidio si è aperto con una serie di interventi da parte del personale tecnico-amministrativo, dei precari della ricerca, degli studenti, dei ricercatori. Una scelta unitaria che da tempo vede le componenti dell’Università muoversi in una direzione condivisa.
È condivisa la necessità di approdare ad un modello organizzativo dell’ateneo in grado di rispondere alla rappresentanza democratica di tutte le componenti, diversamente dall’approccio dell’amministrazione che invece sostiene un modello centralizzato ed incardinato su una versione restrittiva della legge 240/10 con al centro la componente dei docenti ordinari priva di reali contrappesi decisionali.

La richiesta dei lavoratori e degli studenti presenti al presidio non ha fatto altro che confermare i temi e le coordinate rivendicative presenti nella petizione diffusa in tutto l’ateneo qualche giorno fa:
 
  • Definizione del numero e delle modalità di scelta dei componenti esterni del Consiglio di amministrazione e legittimazione democratica dei componenti interni,
  • Un regime di incompatibilità che eviti situazioni di conflitto di interessi,
  • Adeguata rappresentanza in Senato accademico, con una componente docente pari a 24, in rappresentanza di 4 macroaree, 6 studenti, 4 tecnici-amministrativi,
  • Rispetto del principio “una testa - un voto” per l’elezione del Rettore (o, quantomeno, un voto ponderato con un peso pari almeno a 0,5),
  • Trasparenza nei lavori della Commissione, costretta a confrontarsi continuamente con bozze di statuto piene di refusi e cancellazioni sospette.

Richieste elaborate per mesi, frutto di un confronto interno alla Commissione ombra e al Gruppo di lavoro dei tecnici-amministrativi che hanno affiancato la Commissione, risultato di un confronto costante tra i lavoratori con contratto a tempo indeterminato, tra i lavoratori precari, tra gli studenti. Una discussione che ha coinvolto il lavoro, le aspettative di centinaia di persone.
Come è noto, ieri il Senato Accademico era riunito per discutere diversi punti tra cui quelli relativi allo statuto di ateneo. La riunione è stata interrotta per qualche minuto dai componenti del presidio che sono entrati nella sala per ribadire ancora una volta la necessità di dare alle diverse componenti universitarie una adeguata rappresentanza e così come definire un Consiglio di Amministrazione legittimato su base democratica.
La reazione del Senato è stata scomposta. Il Rettore ha abbandonato la seduta, altri hanno chiesto di ripresentarsi alcuni minuti dopo per consentire al SA di chiudere la votazione in corso. Il rappresentante d’area di Giurisprudenza ha ribadito la sua intenzione di chiedere al Senato di votare a favore di un Senato composto di 24 docenti (e non 26 come invece si profila) a patto che venisse immediatamente sgomberata l’aula, e se questo non fosse accaduto avrebbe cambiato idea. Una visione folkloristica del ruolo di rappresentante in Senato accademico che non merita commenti. Ci è stato anche detto che non consideriamo i precari della ricerca, quando è stata proprio la maggioranza in Commissione statuto a non voler concedere rappresentanti ai precari nel modo più assoluto, mentre noi auspichiamo che la discussione venga riaperta per consentire l’inserimento di tale rappresentanza.
Sono seguiti brevi interventi che hanno ribadito le richieste del personale TA, dei ricercatori, degli studenti e dei precari, al termine dei quali della “delegazione” si è allontanata dalla sala. Abbiamo saputo che, in seguito, diversi Senatori hanno chiesto di deliberare sui numeri del nuovo Senato, ma il Rettore lo ha impedito sciogliendo la seduta, probabilmente perché la proposta dei 24 docenti contro quella rettorale di 26 sembrava avere la maggioranza.
La mancanza di disponibilità ad ascoltare le ragioni dei ricercatori, tecnici-amministrativi,  lavoratori precari, studenti è certamente un indicatore di chiusura e di difficoltà.
Ribadiamo la nostra intenzione di costruire insieme a tutte le componenti un momento di consultazione in cui lavoratori e studenti possano scegliere quale prospettiva dare al modello organizzativo di ateneo, se inclusiva o democratica o se ristretta ed elitaria. Saranno le donne e gli uomini che lavorano e che studiano in ateneo a decidere.
Questo, riteniamo, sia un punto centrale in questo passaggio fondamentale della storia di questo Ateneo.
 
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