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Sciopero generale il 6 maggio. I settori della conoscenza si fermano per l'intera giornata PDF Stampa E-mail
Scritto da FLC CGIL TORINO   
Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL

La FLC CGIL nazionale nel condividere le ragioni dello sciopero generale proclamato dalla CGIL per il 6 maggio decide di scioperare, per tutti i comparti pubblici e privati della conoscenza, l'intera giornata. Pertanto revoca lo sciopero del 25 marzo per confluire in quello del 6 maggio.

Le iniziative e le assemblee, che sono già partite in maniera diffusa in tutti i territori, devono coinvolgere i lavoratori pubblici e privati, gli studenti, i precari, le associazioni e i movimenti affinché si possa determinare un vasto consenso sulla piattaforma alla base dello sciopero generale.

Il 25 marzo si terranno mobilitazioni e attivi in tutto il territorio per respingere l'attacco alla democrazia e ai diritti nei settori pubblici e per la difesa della conoscenza pubblica.

 

CGIL: 6 maggio Sciopero generale da www.cgil.it

Il 6 maggio sarà Sciopero Generale: quattro ore con manifestazioni territoriali. L'annuncio è stato dato oggi dal Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso che ha parlato ad un attivo dei delegati sindacali a Modena. Video

La decisione di indire lo sciopero era stata già presa la scorsa settimana durante una riunione del Comitato Direttivo Nazionale della CGIL che aveva dato mandato alla Segreteria Confederale di decidere la data e le modalità dello sciopero secondo la richiesta dello stesso Segretario Generale Susanna Camusso.

Nel documento politico approvato dal direttivo si sosteneva che “è necessario rimettere al centro il tema del lavoro e dello sviluppo, riconquistare un modello contrattuale unitario e battere la pratica degli accordi separati, riassorbire la disoccupazione, contrastare il precariato, estendere le protezioni sociali e ridare fiducia ai giovani. Serve una nuova stagione fatta di obiettivi condivisi e rispettosi della dignità del lavoro e serve definire le regole della democrazia e della rappresentanza”.

Dopo aver annunciato la mobilitazione nazionale del 6 maggio, il Segretario Generale della CGIL è tornato ad esprimere, nel corso del suo intervento a Modena, forte preoccupazione per la crisi economica che da oltre due anni sta rendendo l'Italia un Paese sempre più povero. 
L'aumento della Cassa Integrazione nel mese di febbraio, come rilevato dall'INPS, conferma, infatti, secondo il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso “la difficile situazione del nostro Paese, di un'economia che non è ancora ripartita”. “Il primo ostacolo agli investimenti stranieri - ha precisato Camusso - non è il sindacato, ma il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Noi - ha aggiunto - a differenza di altri, vogliamo bene al nostro Paese ed è per questo che pensiamo che Berlusconi se ne debba andare: perchè lui non vuole bene al Paese. C'è un rapporto fra l'immagine del Paese all'estero e il modo di gestire la crisi. Il premier inquisito che non si presenta in tribunale è il motivo per cui l'opinione pubblica internazionale ci considera un Paese inaffidabile. Il primo ostacolo agli investimenti stranieri - ha ribadito - è proprio il premier”.

Riferendosi al federalismo fiscale municipale, approvato ieri dalla Camera, il Segretario Generale della CGIL, ha affermato “è un decreto che rischia di impoverire ulteriormente le persone”, poiché ha spiegato “temiamo che le amministrazioni locali e le Regioni taglino servizi e risposte ai cittadini. Dobbiamo spiegare che non solo non è solidale, non solo non risponde ai problemi, ma ci porrà Comune per Comune, ad avere l'alternativa fra il mantenimento dei servizi e l'innalzamento della tassazione. L'aumento della tassazione si fa con l'Irpef, e quindi graverà sui soliti noti, lavoratori e pensionati. Anche per questo serve una mobilitazione nei territori e nei comuni”.

Alle altre Confederazioni sindacali, la leader della CGIL ha lanciato un appello: “il Paese deve cambiare rapidamente e pensiamo che questa responsabilità nel chiedere trasformazioni dovrebbero averla anche tanti altri soggetti, a partire da CISL e UIL. Se si dice che va bene questo quadro di riferimento, è in corso la resa senza condizioni”. “Il 'filo dell'unità' - ha concluso - non va mai perso, ma la condivisione dello scenario che CISL e UIL stanno facendo nei confronti delle politiche del governo indica una 'resa senza condizioni'”.

 
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